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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 12/03/2016

All'indirizzo http://contenzioso.bancario.bancario.diritto.it/docs/37956-la-banca-deve-valutare-l-adeguatezza-dell-operazione-anche-se-il-cliente-insiste

Autore: Graziotto Fulvio

La banca deve valutare l'adeguatezza dell'operazione anche se il cliente insiste?

La banca deve valutare l'adeguatezza dell'operazione anche se il cliente insiste?

Pubblicato in Diritto civile e commerciale il 12/03/2016

Autore

50130 Graziotto Fulvio
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L'informativa generica al cliente sulla rischiosità dell'investimento non basta ad assolvere l'obbligo di adeguata informativa.
Decisione: Sentenza n. 1376/2016 Cassazione Civile - Sezione I - Presidente: DI PALMA S.; Relatore: VALITUTTI A.
Classificazione: Civile, Finanza, Investimenti
Parole chiave: adeguatezza - banca - investimenti - operazioni finanziarie – responsabilità
 
Il caso.
Un cliente aveva richiesto alla sua banca l'acquisto di bond argentini per circa 130mila euro.
La banca aveva segnalato al cliente che l'operazione non era adeguata, ma a seguito della conferma scritta del cliente aveva eseguito l'ordine di acquisto dei titoli rischiosi del paese emergente.
Il risparmiatore, che aveva una propensione al rischio medio-bassa e aveva investito in tale operazione tutti i suoi risparmi, ha citato in giudizio la propria banca, ma i giudici di merito non avevano ravvisato profili di illegittimità nella condotta della banca.
La Cassazione, però, non la pensa così.
La decisione.
Sentenza n. 1376/2016 Cassazione Civile - Sezione I
Per la Corte di legittimità la banca non aveva effettuato una compiuta e adeguata informazione, ma si era limitata a informare il cliente in modo alquanto generico: «con riferimento alle informazioni acquisite (...) la banca segnala che la presente operazione non appare adeguata e per tale ragione non intende dare seguito all'ordine».
La Cassazione ha ritenuto questo tipo di informativa non in linea
con l'obbligo di segnalare all'investitore la non adeguatezza dell'operazione che stava per compiere (cd. "suitability rule").
Non era in linea, perché troppo generica e non dava indicazioni sulla natura del titolo, sull'emittente, sul rating e su altri aspetti rilevanti per la valutazione dell'operazione (ad es. il rischio Paese, il rischio di variazione dei tassi di interesse e l'impatto sulla quotazione dei titoli, ecc.), e quindi la sola enfasi sulla rischiosità perché il bond era emesso da un Paese emergente non era sufficiente.
Così si esprime la Cassazione in un passo della pronuncia: «E' di chiara evidenza, pertanto, che l'obbligo di informazione (art 21 del d.igs. n. 58 del 1998 e art. 28 del Regolamento n. 11522 del 1998) e l'obbligo di segnalare la non adeguatezza dell'operazione e di indicare "le ragioni per cui non è opportuno procedere alla sua esecuzione" (art. 29

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29 del Regolamento cit.), confluiscono nell'unitario obbligo di diligenza, di correttezza e di trasparenza dell'intermediario finanziario, sanciti dall'art. 21 del d.lgs. n. 58 del 1998. (...) in tema di servizi di investimento, la banca intermediaria, prima di effettuare operazioni, ha l'obbligo di fornire all'investitore un'informazione adeguata in concreto, tale cioè da soddisfare le specifiche esigenze del singolo rapporto, in relazione alle caratteristiche personali e alla situazione finanziaria del cliente, e, a fronte di un'operazione non adeguata, può darvi corso soltanto a seguito di un ordine impartito per iscritto dall'investitore in cui sia fatto esplicito riferimento alle avvertenze ricevute (cfr. Cass. 17340/2008; Cass. 22147/2010)».
Né è sempre rilevante che il bond sia emesso da un Paese emergente: la Corte evidenzia che ci sono titoli di Paesi emergenti che hanno un rating adeguato.
Nel caso di specie, però, erano anche più rischiosi in quanto emessi da un ente locale e non dallo Stato: il ricorrente lamentava di aver ricevuto «informazioni parziali ed incomplete circa la pericolosità dell'investimento in questione, non essendo stato informato del rapporto rendimento/rischio relativo ai titolo in questione, del rating assegnato all'emittente, e neppure del fatto che questi non fosse uno Stato estero, bensì un ente territoriale ad esso facente capo (Provincia di Buenos Aires), essendogli stato prospettato solo che la rischiosità dell'investimento sarebbe derivata dall'essere l'Argentina un "Paese emergente" (...) Di più, a fronte di una propensione al rischio "medio - bassa", l'Istituto di credito resistente si sarebbe limitato a segnalare - nell'ordine di acquisto dei bonds argentini - che l'operazione non appariva adeguata e che, per tale ragione, non avrebbe voluto dare seguito all'ordine, ma di essere stato indotto a farlo in virtù della volontà ribadita per iscritto dal cliente, ai sensi dell'art. 29, comma 3, del regolamento CONSOB n.
[...]
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