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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 15/03/2016

All'indirizzo http://contenzioso.bancario.bancario.diritto.it/docs/37990-anche-ai-giudizi-di-accertamento-negativo-del-credito-si-applica-il-principio-della-c-d-ragione-pi-liquida

Autore: Maria Teresa De Luca

Anche ai giudizi di accertamento negativo del credito si applica il principio della c.d. “ragione più liquida”?

Tribunale di Foggia, sentenza depositata il 25/02/2016, dott.ssa Mariangela Martina Carbonelli

Anche ai giudizi di accertamento negativo del credito si applica il principio della c.d. “ragione più liquida”?

Tribunale di Foggia, sentenza depositata il 25/02/2016, dott.ssa Mariangela Martina Carbonelli

Pubblicato in Diritto civile e commerciale il 15/03/2016

Autore

322 Maria Teresa De Luca

Qui la sentenza - 25/2/2016 - Tribunale - Foggia, Seconda Sezione - Civile

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Con la sentenza depositata in data 25 febbraio 2016 il Tribunale di Foggia, nella persona della dott.ssa Mariangela Martina Carbonelli, ha deciso un giudizio in tema di accertamento negativo del credito applicando il principio della cd. ragione più liquida.
Questi i fatti: l'attrice ha convenuto in giudizio la Banca per sentirla condannare alla restituzione di somme indebitamente percepite, previo accertamento e declaratoria di nullità delle clausole contenenti la previsione della commissione di massimo scoperto, di capitalizzazione trimestrale degli interessi delle somme a debito e di illegittimità dell'applicazione di tassi di interesse ultralegali non preventivamente approvati in forma scritta e non variati nelle forme previste dal T.U.B.. La banca convenuta chiedeva il rigetto della domanda, eccependo la nullità dell'atto di citazione per mancata specifica indicazione delle somme indebitamente percepite, in via preliminare, la prescrizione e, nel merito, l'infondatezza dell'avversa domanda di  ripetizione dell'indebito.
Ebbene, il Tribunale di Foggia ha ritenuto la domanda infondata e per decidere la causa ha ritenuto opportuno applicare il  principio della c.d. ragione più liquida, in virtù del quale la domanda può essere respinta sulla base della soluzione di una questione assorbente già pronta, anche se logicamente subordinata, senza che sia necessario esaminare previamente tutte le altre secondo l'ordine previsto dall'art. 276 c.p.c. (cfr. Trib. Reggio Emilia, 29 novembre 2012, n. 2039; Trib.
Bari, 25 giugno 2012, n. 2294).
Bisogna premettere che applicando il suddetto principio si decide prima una questione  più a valle, se tale decisione è più agevole e sopratutto se risolve nello stesso senso la materia del contendere.
Il principio della ragione più liquida, quindi,  sostituisce un profilo di evidenza a quello dell’ordine logico delle questioni giuridiche da trattare.
Inoltre, applicando il su detto principio non si sottrae al dovere decisorio e non omette pertanto alcuna pronuncia il giudice che accoglie o respinge la domanda di merito, anche se non esamini tutte e singole le questioni e gli argomenti di diritto  proposte dalle parti.
Secondo il Tribunale il su menzionato principio è coerente “con il rispetto del diritto fondamentale ad una ragionevole durata del processo che impone al giudice di evitare ed impedire comportamenti che siano di ostacolo ad una sollecita

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sollecita definizione dello stesso, tra i quali rientrano certamente quelli che si traducono in un inutile dispendio di attività processuali e formalità superflue”. In base a questa premessa, il giudice ha evidenziato come la domanda di parte attrice sia da rigettare nel merito perché rimasta priva di adeguato riscontro probatorio e che l'attore, premettendo l'indebito incasso da parte della Banca di somme non dovute, ha proposto istanza di accertamento negativo del credito della convenuta e pertanto, sullo stesso ricadeva l'onere di provare il proprio assunto (Cassazione civile, sez. III, 16 giugno 2005, n. 12963).
Sta di fatto che, nel caso de quo,  l'attore non ha supportato da un punto di vista probatorio la propria azione, in quanto il titolare di un conto bancario che agisca per la ripetizione e/o anche solo per l’accertamento di asseriti indebiti (e/o la rettifica di determinate poste) ha l’onere di allegare e provare gli elementi costitutivi dell’azione promossa e anche l“inesistenza di una causa giustificativa del pagamento per la parte che si assume non dovuta” (mancanza di causa debendi) ovvero del successivo venir meno di questa (cfr. Cass., 14 maggio 2012, n. 7501).
L'attore, inoltre, non può,  limitarsi ad allegazioni generiche  dal momento che un'azione limitata ad un'elencazione generale ed astratta di invalidità e rimessa alla scontata adesione del giudicante ad orientamenti giurisprudenziali, finirebbe “con il rendere l’azione proposta meramente esplorativa” (cfr. Trib. Roma, 26 febbraio 2013, n. 4233).
Quindi, solo se l'attore avesse assolto all'onere di allegazione e prova delle singole poste ritenute indebite e indicato esattamente le somme oggetto della domanda di ripetizione, il giudizio avrebbe potuto essere istruito con una consulenza tecnica d'ufficio.
Secondo il Tribunale  le stesse considerazioni valgono anche per ciò che attiene  alle contestazioni relative all'applicazione di interessi ultralegali e al superamento dei
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