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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 23/03/2016

All'indirizzo http://contenzioso.bancario.bancario.diritto.it/docs/38001-i-singoli-ordini-di-investimento-sono-validi-anche-senza-forma-scritta

Autore: Graziotto Fulvio

I singoli ordini di investimento sono validi anche senza forma scritta?

Forma scritta necessaria solo per il contratto-quadro dell'operazione di investimento

I singoli ordini di investimento sono validi anche senza forma scritta?

Forma scritta necessaria solo per il contratto-quadro dell'operazione di investimento

Pubblicato in Diritto civile e commerciale il 23/03/2016

Autore

50130 Graziotto Fulvio
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I singoli ordini di investimento sono validi e non richiedono la forma scritta, che è richiesta dall'art. 23 del t.u.f. solo per il contratto-quadro che disciplina lo svolgimento successivo del rapporto.
Decisione: Sentenza n. 2816/2016 Corte di Cassazione Civile - Sezione I
Classificazione: Contrattuale, Finanza
Parole chiave: contratto-quadro di investimento - forma scritta - operazioni - obblighi informativi
Il caso.
Una cliente della banca, che aveva acquistato bonds argentini, si era rivolta al Tribunale che aveva dichiarato inammissibile la domanda; aveva quindi proposto successivo appello verso la sentenza del Tribunale, che però è stato respinto.
L'investitrice propone ricorso in Cassazione affidato a ben 12 motivi, ma nessuno viene accolto dalla Suprema Corte.
 
La decisione.
La Cassazione, dopo aver ripercorso l'iter nei due gradi del giudizio di merito, affronta i 12 motivi, alcuni dei quali riguardanti questioni procedurali: oltre i poteri di rappresentanza in giudizio della persona fisica responsabile dell'ufficio legale della banca ante operazione di fusione avvenuta successivamente ai fatti oggetto di decisione, anche la domanda di nullità del contratto-quadro che era stata sollevata tardivamente con memoria di replica, «quando ormai entrambe le parti avevano prodotto in giudizio il contratto stesso, affermandone per sovrappiù la regolare esecuzione».
Relativamente al terzo motivo di ricorso riguardante la necessità di forma scritta, la Cassazione così si esprime: «Questa
Corte ha ormai chiarito che la disposizione dell'art. 23 t.u.f., secondo cui i contratti relativi alla prestazione di servizi di investimento debbono essere redatti per iscritto a pena di nullità del contratto, deducibile solo dal cliente, attiene al contratto-quadro, che disciplina lo svolgimento successivo del rapporto volto alla prestazione del servizio di negoziazione di strumenti finanziari, e non ai singoli ordini di investimento o disinvestimento che vengano poi impartiti dal cliente all'intermediario, la cui validità non è soggetta a requisiti di forma (Cass. 19 ottobre 2012, n. 18039; 13 gennaio 2012, n. 384; 22 dicembre 2011, n. 28432)».
L'investitrice aveva eccepito anche la asserita violazione di forma scritta convenzionale degli ordini, ma la Suprema Corte ritiene che la censura non possa trovare accoglimento perché nuova: «La censura di violazione dell'art. 1352 c.c., per violazione di una forma scritta convenzionale degli ordini,

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ordini, infine, è nuova, di essa non facendo parola la sentenza impugnata, avendo la ricorrente dedotto il luogo ed il tempo della precedente deduzione, in modo che questa Corte possa al riguardo apprezzare la censura proposta alla decisione impugnata».
La ricorrente aveva anche lamentato che l'ordine di acquisto era stato impartito verbalmente e non da lei, ma la Cassazione ha ritenuto che l'investitrice lo avesse ratificato con il proprio comportamento successivo: «La corte del merito ha accertato che l'ordine verbale, impartito presumibilmente dal padre dell'attrice, è stato da essa "ratificato" con il proprio comportamento successivo, avendo 1a stessa incassato le cedole, ricevuto gli interessi ed omesso di contestare gli estratti conto; in ogni caso, la banca ha provato di avere ricevuto ordine di acquisto telefonico mediante l'apposito modello sottoscritto dall'operatore e di avere annotato l'operazione sul conto corrente della odierna ricorrente.».
Tra l'altro, la ricorrente rilevava che nella sentenza impugnata il riferimento al padre della stessa non corrispondesse a come si svolsero effettivamente i fatti: la Cassazione, su questo punto specifico, liquida la questione ritenendola inammissibile in questa sede: «costituisce, semmai, un errore revocatorio».
In merito al lamentato inadempimento della banca, la Corte chiarisce poi che «La sentenza impugnata - dopo avere censurato il tribunale, laddove aveva ritenuto automaticamente rinunciato dalla cliente il diritto a far valere gli inadempimenti della banca, e dopo, dunque, avere riesaminato i fatti - ha ritenuto positivamente provato l'adempimento della banca agli obblighi di informare il cliente (previsti dagli art. 21, 28, 94 d.lgs. n. 58 del 1998), di non procedere ad operazioni inadeguate (art. 29 Reg. Consob n. 11522 del 1998) e di non agire in conflitto di interessi (art. 27-29 e 32 del regolamento)».
La Cassazione precisa anche che il contenuto degli obblighi informativi varia in
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