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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 06/04/2016

All'indirizzo http://contenzioso.bancario.bancario.diritto.it/docs/38056-obblighi-informativi-sull-andamento-dei-titoli-dopo-la-negoziazione

Autore: Graziotto Fulvio

Obblighi informativi sull'andamento dei titoli dopo la negoziazione

Obblighi informativi sull'andamento dei titoli dopo la negoziazione

Pubblicato in Diritto civile e commerciale il 06/04/2016

Autore

50130 Graziotto Fulvio
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Obblighi informativi sull'andamento dei titoli dopo la negoziazione Sulla banca vincolata da un solo contratto di custodia e amministrazione (e non di gestione) non grava un obbligo di informazione generalizzato circa l'andamento dei titoli dopo la negoziazione, ma sorge unicamente da specifiche circostanze.
Decisione: Sentenza n. 3404 /2016 Cassazione Civile - Sez. I
Classificazione: Contrattuale
Parole chiave: aquisto titoli-bonds argentini-obblighi informativi-operazioni di investimento
 
Il caso.
Alcuni investitori avevano investito in titoli emessi dalla Repubblica Argentina, prima del default.
Dopo aver vinto in primo grado, la banca impugnava la sentenza, e la Corte d'Appello di Torino, in riforma della decisione di primo grado, rigettava la domanda di risarcimento dei danni proposta dagli investitori.
Gli investitori hanno proposto ricorso in Cassazione basato su ben 11 motivi, la quale però rigetta il ricorso e conferma la decisione della Corte d'Appello.
La decisione.
La Cassazione anzitutto chiarisce che la Corte d'Appello aveva rigettato la domanda di risarcimento per mancanza della prova del nesso di causalità: «la Corte d'appello di Torino, in riforma della decisione di primo grado, rigettò la domanda di risarcimento dei danni proposta dai signori L., B. e R.P. nei confronti della Cassa di Risparmio (...), che aveva investito capitali di loro proprietà per C. 66.211,08 in obbligazioni della Repubblica Argentina, poi travolti dal default del dicembre 2001riconoscendo che la banca non aveva adempiuto i propri
obblighi precontrattuali di informazione nei confronti degli investitori, i giudici del merito ritennero che mancasse la prova di un nesso di causalità tra tale inadempimento e il danno lamentato, perché risultava che i fratelli P. avevano reiteratamente investito somme ingenti anche in altri titoli esteri ad alto rischio;»
La Corte d'Appello aveva escluso «che la banca, vincolata solo da un contratto accessorio di custodia e amministrazione dei titoli, fosse tenuta a informare gli investitori dell'andamento dei titoli successivamente alla negoziazione».
Ripercorrendo l'iter delle corti di merito, la Cassazione rileva che «Il tribunale aveva ritenuto che l'operazione fosse inadeguata sia per mancanza di prova di intenti speculativi da parte degli investitori sia per le dimensioni dell'investimento. Ma entrambe queste premesse furono contestate con l'atto d'appello e smentite dalla corte del merito, in ragione del riconoscimento di un consapevole intento appunto speculativo dei fratelli P.

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P. e dell'irrisorietà della somma di circa ventimila euro ciascuno investita nelle obbligazioni argentine, a fronte degli ingenti capitali abitualmente investiti dagli attori in analoghe speculazioni finanziarie».
I ricorrenti avevano eccepito la nullità del contratto quadro stipulato con la banca in quanto «non essendo allegato al contratto quadro il prospetto delle spese e commissioni richiamato nella clausola 14, l'entità del corrispettivo gravante sugli investitori non risultava determinabile, in quanto il prospetto non era stato prodotto in giudizio».
Per la Cassazione, tale motivo è infondato perché «L'art. 6 comma l lettera c) della legge n. 1/1991, vigente all'epoca della stipula del contratto quadro tra i fratelli P. e la banca convenuta, prevedeva che tali contratti dovessero indicare le modalità di svolgimento dei servizi finanziari forniti e "l'entità e i criteri di calcolo della loro remunerazione". Sicché, "una volta assolto l'onere del rispetto della forma per il contratto normativo di servizi, i singoli negozi speculativi di esecuzione del contratto di servizi non debbono necessariamente essere stipulati per iscritto" (Cass., sez. I, 19 maggio 2005, n. 10598, m. 580900). Ne consegue che la remunerazione dovuta dall'investitore va determinata di volta in volta, in relazione alla natura ed entità di ciascuna operazione, sulla base dei criteri indicati nel contratto quadro».
E l'oggetto del contratto per il quale necessita la forma scritta può essere considerato determinabile anche "per relationem": «Nel caso in esame dunque il riferimento al prospetto delle spese e commissioni era certamente sufficiente a rendere determinabile l'oggetto del contratto, trattandosi appunto di criteri predeterminato, benché estrinseci».
Poi la Suprema Corte affronta alcuni passaggi "procedurali" che hanno influito sull'esito della decisione.
Dapprima precisa che la sola contestazione dei ricorrenti circa la mancata allegazione del prospetto richiamato nel contratto non esclude la comunicazione di tali informazioni mediante l'esposizione al pubblico: «I ricorrenti contestano
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