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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 06/05/2016

All'indirizzo http://contenzioso.bancario.bancario.diritto.it/docs/38173-illegittimit-del-credito-azionato-in-via-monitoria-o-esecutiva-dalla-banca

Autore: Agnese Andrea

Illegittimità del credito azionato in via monitoria o esecutiva dalla banca

Illegittimità del credito azionato in via monitoria o esecutiva dalla banca

Pubblicato in Diritto tributario, Diritto civile e commerciale, Diritto bancario il 06/05/2016

Autore

47227 Agnese Andrea
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Illegittimità del credito azionato in via monitoria o esecutiva dalla banca È fattispecie assai nota alle aule di giustizia tanto la azione di ripetizione di indebito promossa dal correntista verso la banca, allorché assuma di aver pagato oneri e commissioni non dovute, quanto l’opposizione al decreto ingiuntivo proposta per i medesimi motivi. In questa sede mette conto trattare solo della seconda fattispecie.
 Il cliente bancario può vedersi notificare un decreto ingiuntivo per un debito che, all’esito delle opportune indagini matematiche e finanziarie, risulta viziato per i seguenti motivi:
 
(i)                  la banca ha illegittimamente applicato gli interessi di mora;
(ii)                è stata fatta applicazione di una formula matematica che il consulente tecnico reputa non corretta, ancorché fatta propria dalle Istruzioni della Banca d’Italia;
(iii)               è stata applicata la commissione di massimo scoperto, ancorché essa non fosse stata prevista nel contratto siglato con il correntista;
(iv)              è stata applicata una capitalizzazione trimestrale per i crediti della banca e annuale per quella dei crediti del cliente, o, comunque, è stato applicato anatocismo difformemente da quanto previsto dalla delibera Cicr 9 febbraio 2000 o in epoca successiva all’art. 1, comma 649, l. n. 147 del 2013 (anche se tale ultimo aspetto è oggi controverso, siccome taluni tribunali hanno messo in discussione la vigenza di tale disposizione);
(v)                la banca non ha prodotto tutti gli estratti conto dalla apertura del rapporto
e deve dunque applicarsi la regola giurisprudenziale del saldo zero;
(vi)              il contratto prevedeva la clausola di interessi uso piazza;  
(vii)             la banca ha applicato tassi di usura, anche sopravvenuta.
Tutti questi rilievi portano a un ricalcolo del credito che la banca pretende di vantare nei confronti del correntista e non è infrequente che, all’esito del ricalcolo, le parti si invertano e sia il correntista ad essere creditore.
Questa evenienza costituisce una mancanza del credito, che porta alla revoca del titolo esecutivo sulla cui base medio tempore la banca aveva già intrapreso l’esecuzione.
Si rinvengono, infatti, pronunce che hanno sospeso la provvisoria esecutorietà di un decreto ingiuntivo, perché hanno accertato la sussistenza di gravi motivi che giustificano la sospensione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo, sulla scorta di quanto emerso dalla perizia di parte allegata dall’opponente, ove si ravvisano violazioni

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violazioni delle norme in materia di anatocismo e usura (Trib. Modena, 14 aprile 2015; Trib. Rovigo, 1/22 aprile 2015).
L’esecutorietà del decreto di ingiunzione, poi, è stata sospesa anche in casi in cui risultava in atti che il tasso di interesse applicato dalla banca per gli utilizzi del conto extra-fido era superiore al tasso soglia (Trib. Rimini, 27 giugno 2015) o laddove, a fronte delle censure mosse dall’ingiunto in merito alla validità di alcune clausole contrattuali, la banca ha omesso di produrre in giudizio il relativo contratto (Trib. Roma, 3 dicembre 2014).
Ancora, l’immediata esecutività è stata sospesa in un caso in cui l’opponente chiese la modifica della formulazione del quesito da porre al CTU e la sua integrazione di esso con la esclusione di tutti gli anticipi provenienti a qualunque titolo dal conto anticipi, ciò che, secondo l’opponente, rendeva illiquido il credito della banca e, in quanto tale, non meritorio della provvisoria esecuzione (Trib. Sassari, 12 novembre 2014).
Dette censure possono essere esperite in sede di opposizione a decreto ingiuntivo anche per l’usura rilevata nel calcolo degli interessi nel contratto di leasing (Trib. Bergamo, 22 gennaio 2015) o per la omessa indicazione del TAEG nel contratto di leasing (Trib. Treviso, 27 maggio 2015).
Ancora, la giurisprudenza di merito ha accolto l’opposizione a precetto applicando la sanzione dell’art. 1815, comma 2, c.c., in un caso in cui le clausole del contratto che prevedevano gli interessi corrispettivi e moratori erano nulle per contrasto con le norme di legge che vietano le pattuizioni usurarie. La sentenza si diffonde sulla questione inerente la rilevanza, o meno, degli interessi di mora al fine del calcolo dell’eventuale superamento del tasso soglia, fornendo risposta positiva, in motivato dissenso con quella parte della giurisprudenza che ritiene gli interessi di mora non
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