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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 27/06/2016

All'indirizzo http://contenzioso.bancario.bancario.diritto.it/docs/38398-revocatoria-sui-conti-correnti-l-onere-della-prova-grava-sul-curatore

Autore: Graziotto Fulvio

Revocatoria sui conti correnti: l'onere della prova grava sul curatore

Revocatoria sui conti correnti: l'onere della prova grava sul curatore

Pubblicato in Diritto civile e commerciale, Diritto bancario il 27/06/2016

Autore

50130 Graziotto Fulvio
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Revocatoria sui conti correnti: l'onere della prova grava sul curatore Le rimesse sul c/c dell'impresa poi fallita sono revocabili, ma la banca convenuta non è tenuto a provare nulla in caso di inerzia del curatore.
 
Decisione: Sentenza n. 6042/2016 Cassazione Civile - Sezione I
Classificazione: Commerciale, Fallimentare
Parole chiave: azione revocatoria fallimentare - liquidazione coatta amministrativa - onere della prova - operazioni infragiornaliere - carattere solutorio – presunzione
 
Il caso.
La Corte di Appello accoglieva l'impugnazione della sentenza del Tribunale, così dichiarando l'inefficacia dei versamenti effettuati da un consorzio agrario assoggettato a liquidazione coatta amministrativa.
La banca era stata condannata alla restituzione dei versamenti sul c/c, per oltre 270mila euro, assoggettati ad azione revocatoria ex art. 67, comma 2, legge fallimentare.
Il ricorso della banca è stato affidato a 4 motivi, la Cassazione lo ritiene fondato relativamente al criterio di identificazione delle operazioni aventi carattere solutorio nell'ambito di quelle effettuate nella stessa giornata.
 
La decisione.
La Cassazione rileva che la Corte di Appello aveva aderito «all'impostazione condotta secondo la mera cronologia delle operazioni giornaliere di dare e avere, negando la sussistenza di "operazioni bilanciate" e tuttavia attenendosi alle risultanze bancarie "secondo l'ordine di annotazione e registrazione delle singole operazioni sul c/c".
Si tratta di criterio non corretto, per plurimi profili: per un verso, esso non individua se, nel corso della medesima giornata,
vi siano state operazioni attive e quali, da parte del correntista, idonee a determinare una corrispondente provvista cui attingere per dei prelievi, essendo insufficiente a tale scopo la mera ordinazione contabile, in difetto di altri elementi storici; inoltre, l'onere di provare che ciascuna rimessa così versata sul conto costituiva pagamento, per incidere a rimborso dell'esposizione del conto scoperto, era a carico del curatore, attore in revocatoria, apparendo insufficiente e fuorviante la presunzione solutoria applicata ad ogni versamento infragiornaliero pur in presenza di altre operazioni, non altrimenti definite sotto il determinante profilo della produzione o meno di disponibilità in capo al correntista, almeno oltre l'accertata apertura di credito su un conto "affidato per trecento milioni delle vecchie lire"; la esclusione delle operazioni bilanciate, da parte della sentenza e per quanto questione non centrale ai fini del criterio di computo dei pagamenti, è

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è priva di motivazione e non esaurisce, come spiegazione correttiva, la sostanziale assenza di illustrazione delle ragioni di scelta del criterio contabile puro e sequenziale».
La Suprema Corte illustra gli indicatori per stabilire se una rimessa del correntista abbia funzione solutoria, e si schiera quindi per la tesi che ritiene di condividere: «Ritiene invero il Collegio, conformemente ad indirizzo già espresso e dal quale non v'è ragione di scostamento, che le rimesse sul conto corrente innanzitutto sono legittimamente revocabili, ai sensi dell'art. 67 1.f., quando il conto stesso, all'atto della rimessa, risulti scoperto, per cui, al fine di accertare se una rimessa del correntista sia destinata al pagamento di un proprio debito verso la banca ed abbia quindi funzione solutoria ovvero valga solo a ripristinare la provvista sul conto corrente, occorre fare riferimento al criterio del "saldo disponibile" del conto, da determinarsi in ragione delle epoche di effettiva esecuzione di incassi ed erogazioni da parte della banca; non è, invece, idoneo il criterio del "saldo contabile", che riflette la registrazione delle operazioni in ordine puramente cronologico, quello del "saldo per valuta", che è effetto del posizionamento delle partite unicamente in base alla data di maturazione degli interessi (Cass. 16608/2010, 24588/2005, 12/1996)».
Poi la Corte precisa: «Se dunque va ripetuto che le rimesse sul conto corrente dell'imprenditore poi fallito sono revocabili, ai sensi dell'art.67 1.f., tutte le volte in cui il conto, all'atto della rimessa, risulti scoperto, tale dovendosi ritenere sia il conto non assistito da apertura di credito che presenti un saldo a debito del cliente, sia quello scoperto a seguito di sconfinamento del fido convenzionalmente accordato al correntista (e nella specie la corte romana ha fatto esplicito richiamo ai citati 300 milioni Lit ricostruiti nella C.T.U.) (Cass. 8323/2008, 24588/2005), ove la
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